Arfchivio mensile: Giugno 2016

Il nostro tempo.

Ricordate i nostri padri andare all’ufficio, in officina, o in bottega? Io ricordo che c’era un tempo dedicato al lavoro. Mio padre, ma non solo lui, usciva al mattino, lavorava, al suo posto, e poi tornava a casa. Ciascuno aveva il suo posto per lavorare e la sua casa, dove c’era la propria famiglia, i propri spazi, i propri amici e anche i propri problemi da gestire… C’era una volta un tempo legato ad uno spazio (postazione di lavoro oppure casa). Ora non c’è più, o meglio, c’è un altro tempo.

Parliamone. Oggi mi sveglio, controllo il mio smartphone, do il buongiorno al mio team e da lì inizia la mia giornata di lavoro che termina solo quando ritorno a dormire. Non credo di essere speciale. Credo che noi tutti oggi abbiamo un ritmo di lavoro incalzante. Oggi tutti controlliamo le e-mail e i social da smartphone. Magari chi lavora con il mercato estero, oltre Whatsapp, Telegram e messenger, controlla Viber, il social preferito dai russi e Wechat, quello preferito dai cinesi.

Certo, un ordine può arrivare da ogni canale, non solo dalle mail e una trattativa può essere condotta on line, comodamente (si fa per dire) da qualunque luogo, usando ogni mezzo a disposizione. Così la mia postazione non coincide con la mia scrivania, ma può coincidere con un divano o qualunque altro posto che non sia la scrivania. Non sono il solo. Così, noi tutti, probabilmente, se siamo ad un pranzo, teniamo lo smartphone sul tavolo, se andiamo in visita dai nonni, lo smartphone diventa un allungamento dell’arto, e se siamo al parco con i figli, lo stringiamo tra i denti mentre mettiamo uno dei bambini nella giostra! Siamo schiavi? Può darsi, ma ci sono solo due modi di rispondere al nuovo modello di vita, decisamente modificato, e che fa parte del nostro tempo: combatterlo e mettersi di traverso, dicendo io spengo il cellulare alle 18 e perdersi molti business, oppure trovare il lato bello di convivere con il nuovo modello pacificamente, traendone il massimo beneficio, insegnando ai nostri figli a fare altrettanto, laddove, la tecnologia, porterà ancora di più alla sovrapposizione tra il tempo privato e quello legato alle nostre professioni. Io ho trovato il mio metodo, vincente. Come e dove? Nel mio team.

La mia vita privata si fonde perfettamente e magicamente con quella delle persone che, oltre ad essere colleghi, sono, appunto, persone. Persone con le quali condivido modi di pensare e modi di essere. Onestà, spirito di collaborazione, voglia di crescere e voglia di amare il proprio lavoro, portano risultati sorprendenti non solo in termini di business, ma soprattutto nella qualità di vita che diventa migliore. Divertimento, relax, condivisione non vengono percepiti come lavoro, ma come tavoli rotondi, dove si scrive il nostro futuro, nel modo più bello. Sotto un pergolato, al mare, mentre vediamo le nostre mogli e i nostri figli star bene, vicino a noi, a condividere lo spazio comune, quello del lavoro più bello e della vita privata, perfettamente integrati, con il più grande team. Del resto, questo è il tempo della velocità e dell’integrazione. Se si riesce a trovare piacere nei nuovi stimoli, il gioco è fatto! Quindi…

Non mi pesa, ma amo ogni buongiorno dato a ciascuno; non mi pesa, ma amo ascoltare le persone e guidarle verso una soluzione; non mi pesa, ma amo trovare il modo di valorizzare tutti, scoprendo per ciascuno il lavoro più adatto, dove la personalità spicca e cresce.

Ps. Io che non sono esperto di bon ton, mi chiedo: ma a tavola, lo smarphone va messo a destra o a sinistra del piatto!? B-)