Arfchivio mensile: Novembre 2016

Intrattenimento e informazione: riflessioni.

Qualche giorno fa il Sole 24 Ore titolava con la vittoria di Snapchat su Twitter, per argomentare prima di tutto sulla lungimiranza e l’intuito dei suoi soci fondatori, che hanno creduto nel loro progetto conducendolo ad un grande successo, e poi spiegando le ragioni di questo successo che si basano, come è facile intuire, sull’immediatezza delle comunicazioni e sulla volatilità delle stesse.

Mi occupo di comunicazione con una delle mie società Digital & Viral e non posso non registrare la notizia che snap chat è pronta a quotarsi nel mercato nel 2017. Ciò sarà possibile perché questa app è sfuggita alla febbre di Zuckerberg di acquistare tutto il mondo, visto che l’offerta di 3 miliardi di dollari è stata ricusata, direi, grandemente.

SnapChat, che come dice il termine, si basa sullo scatto fotografico e cancella automaticamente i contenuti dopo 24 ore. Beh ciò mi piace perché istintivamente penso che almeno questo social eviti di contribuire, con contenuti spazzatura, al dramma big data, ma mi invita anche a riflettere sul carattere del nostro tempo che vede vincere l’effimero.

Ai tempi in cui Facebook diventava un fenomeno mondiale, mi trovai in una conferenza nel cuore di Napoli. Era il 2007 e si parlava di giornalismo e della fine che avrebbe fatto con l’avvento dei social che, di fatto, mettevano la penna in mano a tutti. Ciò che si preannunciava si è realizzato. Oggi viviamo l’epoca del sensazionalismo e dell’egocentrismo. Ciascuno ama essere in lizza mentre fa la spesa, mentre guida, lavora o ama. Oggi non c’è più pudore nei sentimenti. Ciascuno, anche se non ha l’obbligo di leadership, rinuncia gratuitamente alla propria intimità per vivere la celebrità dell’attimo. Peccato per chi potrebbe evitarlo, ma meno male per noi comunicatori. Snapchat però va oltre. Dà a tutti la possibilità di comunicare, ma dice, aperta verbis, che il suo social è un attualissimo Pendolo di Foucault che distrugge i contenuti inutili dopo poche ore e facendo sì che la gente non comunichi parole ma solo immagini, raramente accompagnati da questi benedetti hashtag tanto trendy, quanto idioti nelle pubblicazioni di alcuni. La maggior parte degli user (per lo più con età inferiore a 35 anni) “posta foto e video durante la giornata, aggiungendo piccoli commenti o emoticon. Insomma, cazzeggio, non informazione. Idem per Instagram, altro social media controllato da Facebook, che vive di immagini e likes.”